Le Città Invisibili

DIALOGHI

Nel libro ” Le Città Invisibili”di Italo Calvino le pagine in corsivo, che aprono e chiudono ogni capitolo, contengono i Dialoghi tra due interlocutori: Marco Polo e Kublai Kan, imperatore dei Tartari. Queste pagine sono le pagine connettive del libro, quelle che si alternano alla galleria di immagini di città surrealistiche che risultano dai racconti di Polo. I Dialoghi sono incentrati sul desiderio dell’Imperatore di conoscere l’ampiezza sterminata del territorio che ha conquistato e che Polo ha visitato nei suoi lunghi viaggi, o che ha soltanto immaginato.

L' Atlante del Kan

[colori acrilici su tela 70×100 cm ]

Il Gran Kan possiede un Atlante i cui disegni figurano l’orbe terracqueo tutt’insieme e continente per continente, i contorni delle coste, le metropoli più illustri e i porti più opulenti. Ne sfoglia le carte sotto gli occhi di Polo per mettere alla prova il suo sapere….

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 Mi sembra che tu riconosci meglio le città sull’Atlante che a visitarle di persona” dice il Kan a Polo. E Polo: ” Viaggiando ci si accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma-ordine-distanze, un pulviscolo informe invade i continenti. Il tuo Atlante custodisce intatte tutte le differenze: quell’assortimento di qualità che sono come le lettere del nome”.

IL PASSATO DEL VIAGGIATORE : I FUTURI NON REALIZZATI

[ colori acrilici su tela 50×80 cm ]

“Viaggi per rivivere il tuo passato? O, che è lo stesso, Viaggi per ritrovare il tuo futuro?” chiede il Kan a Polo. E la risposta di Polo: ” L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”. Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto “.

dilameart il passato del viaggiatore le città invisibili

Polo entra in una città; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell’uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell’uomo in quella piazza. Ormai da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso; non può fermarsi; deve proseguire fino a un’altra città dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di qualcun altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.

La scacchiera del Kan

[ colori acrilici su tela 50×70 cm ]

Tornando dalla sua ultima missione, Polo trovò il Kan che lo attendeva davanti a una scacchiera. Con un gesto lo invitò a sedersi di fronte a lui e a descrivergli, col solo aiuto degli scacchi, le città che aveva visitato. Pensò:” Se ogni città è come una partita a scacchi, il giorno in cui arriverò a conoscerne le regole possiederò finalmente il mio Impero, anche se mai riuscirò a conoscere tutte le città che contiene”.

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 Kublai era un attento giocatore di scacchi. Ma adesso era il perchè del gioco a sfuggirgli. Il fine di ogni partita è una perdita o una vincita: ma di cosa?…. A forza di scorporare le sue conquiste per ridurle all’essenza, Kublai era arrivato all’operazione estrema: la conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell’Impero non erano che involucri illusori che si riducevano a un tassello di legno piallato: il nulla ….. .

L’ULTIMO APPRODO : LA CITTA’ INFERNALE

[ colori acrilici su tela 70×70 cm ]

L’Atlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse: visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate. E dice: “Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente”…

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… E Polo: ” L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

[I testi sono tratti dal libro “Le Città Invisibili” di Italo Calvino ]

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“Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi. Il mio libro s’apre e si chiude su immagini di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici” (Italo Calvino)

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A mezzo secolo dalla sua pubblicazione il libro : “Le città invisibili” di Italo Calvino è stato tradotto in una trentina di lingue, conquistando il pubblico dei cinque continenti, dalla Scandinavia al Giappone. “L’atlante dell’ immaginario” ci accompagna in un cammino iniziatico, in cui l’autore disegna una mappa intessendo percorsi intorno e all’interno di uno dei romanzi più densi di mistero della letteratura contemporanea.